La Rassegna della microeditoria 2009 vale un breve post informativo, quasi di servizio: si svolgerà il 13, 14 e 15 novembre a Chiari (Brescia) e, come tutte le fiere librarie, servirà a dare spazio ad autori ed editori.
Con la particolarità che si tratta di piccole case editrici da un lato, e di scrittori esordienti dall'altro: c'è di che leccarsi i baffi!
Per chi non potesse partecipare, segnaliamo furbescamente l'elenco degli editori che parteciperanno agli eventi: perché non trarre ispirazione per inviare il vostro inedito?
martedì 10 novembre 2009
Fiera della piccola editoria
giovedì 5 novembre 2009
Pubblicare un libro per bambini
Pubblicare un libro per bambini: sì, ma con quale editore?
Inviare il proprio manoscritto inedito a una casa editrice che non ha una sezione per ragazzi sarebbe del tutto inutile.
D'altro canto, ricavare un elenco di recapiti soddisfacente non è semplice come sembra! Per dare una mano agli scrittori esordienti ci siamo messi a cercare, e qualcosa abbiamo trovato. Un suggerimento, ad esempio, è di consultare periodicamente il sito Editorixragazzi.it: concepito come una vetrina per gli editori destinata principalmente a librai, bibliotecari, insegnanti (ovvero a tutti coloro che sono interessati alle segnalazioni sull'editoria di qualità per i più piccoli) contiene anche una directory, in fase di progressivo ampliamento, delle case editrici per ragazzi.
Qualcosa di simile in Editoriaragazzi.com: la lista è comoda perché contiene già i dati di contatto dell'editore come numero di telefono, e-mail e indirizzo della sede.
Un elenco degli editori per bambini "ufficiale", anche se non completo, si può trovare sul sito dell'AIE o su Nonsoloscuola; in ambo i casi i nomi sono semplicemente corredati di link diretto al sito madre.
Ottima tattica per farsi un'idea sull'editoria per l'infanzia in Italia (e non solo) è infine tenere d'occhio il catalogo espositori della Children's Book Fair di Bologna (23-26 marzo 2010).
Altrimenti non resta che armarsi di santa pazienza e tentare con le ricerche per parole chiave in Google: edizioni per bambini, editoria per bambini, case editrici per bambini, editori libri per bambini...
Inviare il proprio manoscritto inedito a una casa editrice che non ha una sezione per ragazzi sarebbe del tutto inutile.
D'altro canto, ricavare un elenco di recapiti soddisfacente non è semplice come sembra! Per dare una mano agli scrittori esordienti ci siamo messi a cercare, e qualcosa abbiamo trovato. Un suggerimento, ad esempio, è di consultare periodicamente il sito Editorixragazzi.it: concepito come una vetrina per gli editori destinata principalmente a librai, bibliotecari, insegnanti (ovvero a tutti coloro che sono interessati alle segnalazioni sull'editoria di qualità per i più piccoli) contiene anche una directory, in fase di progressivo ampliamento, delle case editrici per ragazzi.
Qualcosa di simile in Editoriaragazzi.com: la lista è comoda perché contiene già i dati di contatto dell'editore come numero di telefono, e-mail e indirizzo della sede.
Un elenco degli editori per bambini "ufficiale", anche se non completo, si può trovare sul sito dell'AIE o su Nonsoloscuola; in ambo i casi i nomi sono semplicemente corredati di link diretto al sito madre.
Ottima tattica per farsi un'idea sull'editoria per l'infanzia in Italia (e non solo) è infine tenere d'occhio il catalogo espositori della Children's Book Fair di Bologna (23-26 marzo 2010).
Altrimenti non resta che armarsi di santa pazienza e tentare con le ricerche per parole chiave in Google: edizioni per bambini, editoria per bambini, case editrici per bambini, editori libri per bambini...
mercoledì 21 ottobre 2009
Poesia delle lettere
Un grazioso video d'animazione ci consente una pausa di spensieratezza nel blog, dando l'occasione di osservare gli elementi che compongono le parole con un occhio diverso, per altri versi poetico.
venerdì 2 ottobre 2009
Ebook, Tbook: libri e tecnologia
Oggi abbandoniamo per un momento liste di editori e consigli per pubblicare un libro, e rastrelliamo la rete per proporvi qualche curiosità sulla incarnazione fisica di ciò che si scrive: il volume stampato.
Abbiamo parlato più volte di e-book e della possibilità di pubblicare, vendere e acquistare volumi in formato digitale. Sono tanti, tuttavia, a non amare la lettura di un romanzo sul monitor del proprio computer.
Ebbene, fra gli strumenti alternativi adatti alla lettura dei libri in Pdf sta raccogliendo consensi l'ebook reader Kindle DX (al quale si riferisce il video pubblicato qui sopra): collegato al noto sito di vendita on-line Amazon.com, questa nuova creatura tecnologica permette di portarsi in giro più di tremila libri e, a detta degli utenti, pare essere riposante per gli occhi, pesare poco e servirsi di una batteria di lunga durata. Certo, il prezzo è alto: quasi 500 dollari.
Al progressivo migrare del concetto stesso di lettura verso l'hi-tech sembra rispondere la curiosa invenzione del Tbook. Si tratta di un normale volume cartaceo, tagliato tuttavia in modo da mostrare una pagina per volta e montato su un supporto con alette che consente di sfogliare il libro con una mano sola. Particolarmente adatto in metropolitana, non c'è che dire... ma forse far stampare il proprio romanzo in questo formato non farà scoppiare le vendite. Per adesso sono disponibili solo cinque titoli.
Etichette:
e-book,
ebook reader,
pubblicare ebook,
pubblicare on line
mercoledì 16 settembre 2009
Piccole case editrici
Farsi pubblicare un romanzo dai maggiori editori nazionali è un'impresa impossibile? Per chi si sente deluso dal mercato editoriale di grande tiratura, e pensa che la direzione imboccata nel nostro Paese sia quella di una massificazione e standardizzazione della letteratura (che certo non giova agli autori esordienti), le piccole e medie case editrici possono rappresentare una speranza.
Dotati di risorse economiche inferiori, spesso i piccoli editori sono provvisti di fiuto e passione, di voglia di fare e sostenere progetti freschi e nuovi. Perché, dunque, non tentare direttamente con loro?
Ci viene in aiuto la pratica directory costruita dal sito Letteralmente.com, che propone un elenco delle piccole case editrici cui rivolgersi per realizzare le proprie aspirazioni.
La lista è in continuo ampliamento; per dovere di completezza segnaliamo che non viene fatta differenza fra editori che richiedono o meno un contributo dell'autore.
Dotati di risorse economiche inferiori, spesso i piccoli editori sono provvisti di fiuto e passione, di voglia di fare e sostenere progetti freschi e nuovi. Perché, dunque, non tentare direttamente con loro?
Ci viene in aiuto la pratica directory costruita dal sito Letteralmente.com, che propone un elenco delle piccole case editrici cui rivolgersi per realizzare le proprie aspirazioni.
La lista è in continuo ampliamento; per dovere di completezza segnaliamo che non viene fatta differenza fra editori che richiedono o meno un contributo dell'autore.
Etichette:
autori emergenti,
book on demand,
editori,
elenco case editrici,
pubblicare un libro
lunedì 31 agosto 2009
L'editing appiattisce i libri? Un punto di vista dall'interno
«I libri di oggi sembrano scritti tutti dalla stessa persona.» L’ho sentito dire più di una volta, e curiosamente ho raccolto spiegazioni di segno opposto: «Tutta colpa degli editor, che appiattiscono il testo» o viceversa «Non ci sono più gli editor di una volta!».
Proviamo a riflettere sulla questione.
Innanzitutto, che cosa fa un editor? Raccoglie un testo che l’editore ha scelto di pubblicare, lo esamina e – sulla base della sua competenza e di eventuali indicazioni dall’alto – opera una revisione più o meno profonda che coinvolge lo stile, il taglio, l’adattabilità al mercato e in certi casi persino la trama.
Punto primo: questa operazione è davvero necessaria? In linea di principio sì: i volumi (specie i romanzi) che giungono in una casa editrice in una veste tanto pulita, gradevole e valida da poter idealmente essere pubblicati senza alcun intervento sono estremamente rari. Anche un ottimo autore faticherebbe a rivedere efficacemente la propria opera da solo, e senz’altro avrebbe difficoltà a decidere su questioni di vendibilità senza un confronto con un esperto.
Se l’autore che ha conquistato un posto in catalogo, poi, non è ottimo e nemmeno discreto, la necessità di una revisione diventa incontestabile.
Ecco che sorge allora il dubbio che il problema sia mal posto.
Forse non è vero che tutti i libri sembrano usciti dalla stessa penna – e onestamente non crediamo che sia così –: forse è una certa fascia di letteratura a essere effettivamente sempre più standardizzata, quantomeno a livello di forma. La letteratura da supermarket.
Nulla vieta di leggere con gusto un libro leggero e di poche pretese, ci mancherebbe altro. Ma se si pubblicano molte opere mediocri, solo perché dotate di prospettive di vendita interessanti, bisognerà cedere a un editing selvaggio e per forza di cose uniformante: è la stessa ragione per cui le merendine industriali hanno tutte lo stesso sapore, tanto diverso da quello delle torte della nonna. E ancora: è l’editing grossolano che “standardizza” i libri, oppure certi editori puntano volontariamente alla produzione di un certo numero di “libri standard”, costruiti su formule collaudate, per vendere di più?
Bisogna inoltre ricordare che molti dei volumi che escono in Italia sono traduzioni di pubblicazioni in altre lingue. Fatta eccezione per alcuni traduttori geniali, è ovvio che chi si occupa di rendere il testo nel nostro idioma lo stenderà in un italiano corretto e il più possibile fluente, ma non avrà le capacità di uno scrittore. In un caso di questo genere l’editor si troverà a intervenire sulla traduzione italiana di un testo già sottoposto a editing in patria. Il rischio che alla fine il risultato sia non solo piatto, ma anche lontano dalle intenzioni dell’autore è alto.
Frequente infine il caso dei ghost writer: sono molti i libri (biografie, interviste, libri-film, resoconti a quattro mani...) che non vengono realmente scritti dall’autore, ma messi insieme da un professionista sulla base di spunti di vario genere, per esempio registrazioni su nastro o appunti eterogenei. Se lo stesso ghost writer si occupa di cinque libri l’anno, è possibile che quei cinque si somiglino.
Aggiungiamo al tutto ritmi di lavoro accelerati e compensi spesso sproporzionatamente bassi. Trasformare un romanzetto americano mal scritto – pur con un’idea di fondo accattivante – in un best seller nel giro di una busta paga non è impresa facile. Se non vuol morir di fame, l’editor non potrà che riprodurre alla bell’e meglio una formula base, con buona pace di ripetizioni e frasi zoppicanti. Se il lettore se ne accorgerà, sarà solo dopo aver pagato il prezzo di copertina.
Ringraziamo Sef Società Editrice Fiorentina per aver ospitato il nostro contributo sul suo blog
Proviamo a riflettere sulla questione.
Innanzitutto, che cosa fa un editor? Raccoglie un testo che l’editore ha scelto di pubblicare, lo esamina e – sulla base della sua competenza e di eventuali indicazioni dall’alto – opera una revisione più o meno profonda che coinvolge lo stile, il taglio, l’adattabilità al mercato e in certi casi persino la trama.
Punto primo: questa operazione è davvero necessaria? In linea di principio sì: i volumi (specie i romanzi) che giungono in una casa editrice in una veste tanto pulita, gradevole e valida da poter idealmente essere pubblicati senza alcun intervento sono estremamente rari. Anche un ottimo autore faticherebbe a rivedere efficacemente la propria opera da solo, e senz’altro avrebbe difficoltà a decidere su questioni di vendibilità senza un confronto con un esperto.
Se l’autore che ha conquistato un posto in catalogo, poi, non è ottimo e nemmeno discreto, la necessità di una revisione diventa incontestabile.
Ecco che sorge allora il dubbio che il problema sia mal posto.
Forse non è vero che tutti i libri sembrano usciti dalla stessa penna – e onestamente non crediamo che sia così –: forse è una certa fascia di letteratura a essere effettivamente sempre più standardizzata, quantomeno a livello di forma. La letteratura da supermarket.
Nulla vieta di leggere con gusto un libro leggero e di poche pretese, ci mancherebbe altro. Ma se si pubblicano molte opere mediocri, solo perché dotate di prospettive di vendita interessanti, bisognerà cedere a un editing selvaggio e per forza di cose uniformante: è la stessa ragione per cui le merendine industriali hanno tutte lo stesso sapore, tanto diverso da quello delle torte della nonna. E ancora: è l’editing grossolano che “standardizza” i libri, oppure certi editori puntano volontariamente alla produzione di un certo numero di “libri standard”, costruiti su formule collaudate, per vendere di più?
Bisogna inoltre ricordare che molti dei volumi che escono in Italia sono traduzioni di pubblicazioni in altre lingue. Fatta eccezione per alcuni traduttori geniali, è ovvio che chi si occupa di rendere il testo nel nostro idioma lo stenderà in un italiano corretto e il più possibile fluente, ma non avrà le capacità di uno scrittore. In un caso di questo genere l’editor si troverà a intervenire sulla traduzione italiana di un testo già sottoposto a editing in patria. Il rischio che alla fine il risultato sia non solo piatto, ma anche lontano dalle intenzioni dell’autore è alto.
Frequente infine il caso dei ghost writer: sono molti i libri (biografie, interviste, libri-film, resoconti a quattro mani...) che non vengono realmente scritti dall’autore, ma messi insieme da un professionista sulla base di spunti di vario genere, per esempio registrazioni su nastro o appunti eterogenei. Se lo stesso ghost writer si occupa di cinque libri l’anno, è possibile che quei cinque si somiglino.
Aggiungiamo al tutto ritmi di lavoro accelerati e compensi spesso sproporzionatamente bassi. Trasformare un romanzetto americano mal scritto – pur con un’idea di fondo accattivante – in un best seller nel giro di una busta paga non è impresa facile. Se non vuol morir di fame, l’editor non potrà che riprodurre alla bell’e meglio una formula base, con buona pace di ripetizioni e frasi zoppicanti. Se il lettore se ne accorgerà, sarà solo dopo aver pagato il prezzo di copertina.
Ringraziamo Sef Società Editrice Fiorentina per aver ospitato il nostro contributo sul suo blog
Etichette:
autori emergenti,
case editrici,
correzione bozze,
editing
lunedì 10 agosto 2009
Alternate reality game: la realtà (virtuale?) e i libri
La nostra convinzione che i libri stiano prendendo possesso del web, e non il contrario, si fa sempre più forte: dopo aver citato i booktrailer, oggi parliamo di alcuni fenomeni quantomeno curiosi che riguardano la letteratura contemporanea e il suo inedito versante interattivo.
Certo, anche prima un libro poteva coinvolgerci profondamente, entrare nella nostra vita e influenzare la nostra realtà, dialogando con noi. Oggi però autori ed editori stanno cominciando a inventarsi evoluzioni più "concrete" di ciò che finora non era che un viaggio della fantasia.
Qualcuno li ha chiamati "reality book". Sono storie su carta che contengono importanti elementi di realtà (per esempio sono marcatamente autobiografici o hanno un'ambientazione precisamente riconoscibile), e che grazie al supporto di elementi "aggiuntivi" (indizi da caccia al tesoro magari con un vero tesoro da cercare, messaggi in codice fra le pagine o in blog e minisiti, coordinate terrestri via e-mail, giochi da risolvere su Internet...) coinvolgono concretamente il lettore e la sua realtà: gli chiedono di fare cose, per esempio svelare misteri, riconoscere luoghi o incontrare persone/personaggi, contribuendo allo sviluppo di un storia conclusa (in una sorta di sequel non più letterario ma reale) o addirittura alla stesura della parte conclusiva di un romanzo, che l'autore imposterà sulla base degli eventi e inserendo i partecipanti al gioco come veri personaggi.
E' la tecnica dell'Alternate Reality Game (ARG). Questo espediente di promozione (ma, concediamolo, anche di innocente spasso) consiste nella creazione di un vero e proprio gioco che, attraverso il web, comunica al lettore indizi che puntano al mondo reale; chi sceglie di abboccare all'amo deve scoprirli e svelarli per comprendere appieno - o addirittura per modificare - l'andamento della storia. Una sorta di ghost-writing empirico.
E noi che cerdevamo di aver superato la fase dei libri-game...
Certo, anche prima un libro poteva coinvolgerci profondamente, entrare nella nostra vita e influenzare la nostra realtà, dialogando con noi. Oggi però autori ed editori stanno cominciando a inventarsi evoluzioni più "concrete" di ciò che finora non era che un viaggio della fantasia.
Qualcuno li ha chiamati "reality book". Sono storie su carta che contengono importanti elementi di realtà (per esempio sono marcatamente autobiografici o hanno un'ambientazione precisamente riconoscibile), e che grazie al supporto di elementi "aggiuntivi" (indizi da caccia al tesoro magari con un vero tesoro da cercare, messaggi in codice fra le pagine o in blog e minisiti, coordinate terrestri via e-mail, giochi da risolvere su Internet...) coinvolgono concretamente il lettore e la sua realtà: gli chiedono di fare cose, per esempio svelare misteri, riconoscere luoghi o incontrare persone/personaggi, contribuendo allo sviluppo di un storia conclusa (in una sorta di sequel non più letterario ma reale) o addirittura alla stesura della parte conclusiva di un romanzo, che l'autore imposterà sulla base degli eventi e inserendo i partecipanti al gioco come veri personaggi.
E' la tecnica dell'Alternate Reality Game (ARG). Questo espediente di promozione (ma, concediamolo, anche di innocente spasso) consiste nella creazione di un vero e proprio gioco che, attraverso il web, comunica al lettore indizi che puntano al mondo reale; chi sceglie di abboccare all'amo deve scoprirli e svelarli per comprendere appieno - o addirittura per modificare - l'andamento della storia. Una sorta di ghost-writing empirico.
E noi che cerdevamo di aver superato la fase dei libri-game...
Iscriviti a:
Post (Atom)
