giovedì 2 maggio 2013

Come nasce un libro?

Vogliamo sorridere (e riflettere), grazie allo spunto offerto da Weldon Owen Publishing, sull'iter che porta l'idea di uno scrittore dal cervello del medesimo sino alla libreria. 

Un percorso oscuro ai più, talvolta imprevedibile, costellato di figure diverse – l'editor, il correttore di bozze, il grafico, il commerciale – e destinato a seguire vie differenti a seconda che l'autore sia un esordiente capace, una star televisiva incolta, un aspirante scrittore cha ha avuto un'intuizione buona senza avere gli strumenti per svilupparla davvero.
Al centro (e alla fine) di questa divertente infografica c'è l'editor, che decide in ogni caso di mollare tutto e darsi all'allevamento di capre.


lunedì 25 marzo 2013

Coach per scrittori: arredare la tua casa di scrittura

«Il coach per scrittori è come l'arredatore d'interni per una nuova casa. Tutti ne hanno bisogno anche se molti ritengono di poterne fare a meno.»
Ce lo dice Massimiliano Enrico, writing coach, al quale abbiamo chiesto di illustrare il suo lavoro.



Possiamo immaginare lo scrittore che vuole iniziare la sua carriera da professionista come una persona che vuole comprare casa e andare ad abitare da solo.
Per comprare una casa ci sono alcuni passaggi obbligatori (per semplificarci la vita salteremo le considerazioni di ordine economico).

L'acquisto
La prima e fondamentale decisione che il novello proprietario dovrà prendere è il luogo e il tipo di casa che vuole.
Si può scegliere casa in montagna, in campagna, al mare, in città e via dicendo.
Si può scegliere casa in un palazzo, in un complesso, una villa indipendente, una fattoria e via dicendo.
Ogni scelta è giusta.
Allo stesso modo lo scrittore dovrà decidere se iniziare le propria carriera come autore o come altro professionista (redattore, correttore di bozze, copywriter, ghostwriter, pubblicista, giornalista, traduttore...) e su quali aspetti focalizzarsi: ad esempio potrebbe scegliere di scrivere romanzi oppure racconti, dovrà individuare il genere letterario prevalente fra i vari possibili eccetera.
Questa è la fase di acquisto della casa.
In questa tappa il vostro arredatore potrà essere utile solo in parte, potrà consigliare o sconsigliare una certa casa in base alla sua esperienza e alle sue conoscenze ma non può sostituirsi al compratore nelle scelte.
Allo stesso modo il coach potrà aiutare a trovare la giusta strada su cui procedere, ma la scelta deve essere dello scrittore.

I servizi
Viene poi una seconda fase cui l'arredatore può partecipare in modo molto relativo. La chiamo fase dei servizi.
Una casa ha bisogno degli impianti fondamentali quali:
  • impianti idraulici e igienici;
  • impianto elettrico;
  • impianto del gas.
Senza questi la casa non è vivibile. Uno è assolutamente fondamentale, l'impianto idraulico e igienico; uno è praticamente irrinunciabile, quello elettrico; infine l'impianto del gas è molto utile ma potrebbe anche essere fatto in seguito o tralasciato del tutto.

Analogamente la casa dello scrittore ha bisogno dei servizi essenziali che divido in tre grandi aree:
  • la conoscenza della grammatica e della sintassi della lingua;
  • il dizionario dei termini, la quantità di parole conosciute;
  • la conoscenza del genere scelto.
Come per i servizi di cui sopra, la casa dello scrittore non può prescindere dalla conoscenza di grammatica e sintassi: non verrebbe data l'abitabilità.

Un impianto elettrico vecchio e/o mal fatto permette sempre di accendere una lampadina ma se si vuole usare lavatrice, frigorifero e ferro da stiro insieme l'impianto deve essere in ottimo stato.
Allo stesso modo un autore con una conoscenza limitata della lingua qualcosa riuscirà comunque a scrivere ma senza un ottimo e aggiornato dizionario (in testa: le parole che una persona conosce e usa, non il volume che prende polvere nella libreria) la fatica sarà immensa e arrivare ad un buon risultato sarà molto difficile.
Infine l'impianto del gas. Nelle case è molto utile, permette di essere indipendenti dalla corrente elettrica per cuocere i cibi ed avere l'acqua calda. Non è assolutamente fondamentale ma è una gran bella comodità.
Allo stesso modo la casa dello scrittore dovrebbe disporre di una conoscenza approfondita del genere scelto. Non è fondamentale - la si può acquisire un poco alla volta - ma un professionista conosce molto bene il suo campo di competenza... e ha passione per esso.

Come dicevo sopra il vostro arredatore/coach può fare molto poco per quanto riguarda la conoscenza di grammatica e sintassi, fuorché indicarvi dei buoni libri e dei corsi di grammatica: è una competenza che ogni scrittore deve avere prima ancora di poter iniziare.
Vale lo stesso per il dizionario personale: non è certo un consulente che può fornire allo scrittore la nomenclatura utile al suo lavoro, al più può integrarla con nuove risorse e aiutare nell'ampliarla.
Per l'impianto del gas/conoscenza del genere l'arredatore/coach può intervenire in modo più consistente.
Se lo scrittore intende applicarsi ad un nuovo genere, ampliare la propria prospettiva o cambiarla completamente ecco che l'arredatore/coach può lavorare di concerto con lui per trovare il percorso di acquisizione delle conoscenze migliore (più breve, più agevole, più classico o più creativo a seconda delle preferenze).

L'arredamento
Ora abbiamo la casa di scrittura bella pronta, con i servizi perfettamente funzionanti e funzionali, le pareti pulite e le stanze illuminate.
Ora inizia il vero lavoro dell'arredatore.
Si comincia a valutare quali stanze dovranno essere adibite a quali funzioni, si scelgono il colore delle pareti, lo stile dell'arredamento, la qualità e quantità dei mobili e delle suppellettili.
E l'arredatore partecipa con il proprietario al realizzare una casa perfettamente funzionale e gradevole.

Allo stesso modo l'arredatore/coach supporta e affianca lo scrittore nel determinare come organizzare il proprio lavoro, impostare la propria procedura, gestire le risorse e i contatti, ottimizzare il tempo e le consegne, evitare o affrontare e superare i blocchi che si incontrano nel lavoro.

Ma serve?
A questo punto vi sarà venuta spontanea una domanda.
«Ma io conosco pochissime persone che hanno avuto bisogno di un arredatore per la propria casa, in genere si va da un imbianchino e si fanno dipingere le pareti, oppure lo si fa da soli con l'aiuto degli amici. Si va all'ikea, si scelgono i mobili, si passano le serate a capire le istruzioni e si inizia a riempire gli scaffali di libri. Qual è il problema?»
Nessuno, in effetti nessuno.
La maggior parte delle persone non necessita o non vuole un arredatore d'interni per la propria casa. La maggior parte delle persone abita però in una casa della quale vorrebbe modificare qualche particolare, ci avete mai fatto caso? Quasi nessuno è pienamente soddisfatto della propria abitazione.

Anche per la casa dello scrittore non c'è l'obbligo di un arredatore: moltissimi autori organizzano la propria carriera senza bisogno di un writing coach.
Moltissimi scrittori impiegano anni, molti anni, a trovare la propria corretta e funzionale impostazione di lavoro, moltissimi scrittori si lamentano di non riuscire ad essere organizzati e produttivi come vorrebbero.

A cosa serve quindi l'arredatore/coach?
Serve a impostare la casa in modo efficiente, funzionale e gradevole. Serve a far sì che il proprietario si trovi a suo agio in un ambiente confortevole e pratico senza dover passare mesi nel cercare i mobili giusti, le suppellettili giuste, e senza incorrere in errori grossolani.
L'arredatore consiglia i colori adatti, i mobilifici migliori per le esigenze della casa, la disposizione dei mobili e delle luci in modo che ogni cosa sia allo stesso tempo gradevole ed efficace.

Allo stesso modo il coach dello scrittore ha il compito di individuare gli strumenti corretti nel minor tempo possibile, aiutare lo scrittore a trovare un proprio modus operandi e raggiungere una produttività e qualità adeguata alla professione scelta.
In altre parole, consiglia gli strumenti migliori per gli obiettivi da raggiungere, aiuta nel creare le più utili abitudini di lavoro e tiene sotto stretta sorveglianza il modo in cui queste nascono e si stabilizzano.
Aiuta ad affrontare i blocchi che si incontrano durante il proprio lavoro e a creare le condizioni per superarli con facilità anche in seguito. Assiste l'autore ottimizzando i tempi e i costi necessari per creare un "ambiente" funzionale, produttivo e gradevole in cui lavorare.


Se pensate di avere bisogno di un writing coach, desiderate maggiori informazioni o volete lasciare un commento vi invitiamo a scrivere a
info@correzionebozze.it, oppure a max.enrico@gmail.com, o ancora a servirvi della form per il commento qui sotto.



giovedì 20 settembre 2012

Idee per un libro

Autori esordienti, siete a corto di buone idee per un romanzo? Vi piacerebbe un aiuto per scrivere una buona storia? Nella rete qua e là se n'è già parlato, ma senza dubbio il blog che stiamo per presentarvi merita, oltre alla vostra attenzione, anche la nostra recensione.

Si tratta di Idee per scrittori, creatura di Danilo Zanelli: un giornalista che si definisce "completamente pazzo" per aver deciso di correre in soccorso agli scrittori offrendo gratuitamente spunti per trame di libri. Assurde, grottesche, un po' folli, eppure a loro modo sensate, divertenti da leggere e, perché no, potenzialmente utili come base di partenza per esercitare la propria fantasia (dopotutto, è questo il senso del gioco).

giovedì 5 aprile 2012

Se esistesse lo scrittore automatico

Conoscete il racconto di Roald Dahl Lo scrittore automatico? Si tratta di una storiella gradevole e ironica il cui protagonista, un genio del calcolo elettronico che coltiva segreti sogni letterari, riesce a costruire un macchinario capace di sfornare in pochi minuti opere dei più svariati generi, dal romanzetto rosa al saggio di filosofia.
E il suo intento non è nemmeno troppo nobile: più che alla gloria egli punta al denaro sonante. Si costruisce una fama come scrittore, poi inventa altri autori fittizi da "vendere" agli editori, infine diviene l'agente letterario di questi ultimi e di numerosi colleghi in carne e ossa, finendo per accaparrarsi la quasi totalità del mercato editoriale e un consistente patrimonio.
Potremmo leggere fra le righe un certo disprezzo per ciò che in effetti, probabilmente da quando esiste la carta stampata, spesso avviene: la costruzione a tavolino di libri pensati per vendere, farciti come panini da fast food dosando gli ingredienti più appetibili, non importa se di buona qualità.
La riflessione che ci piace proporre è però un'altra. Posto che una macchina del genere non esiste, se poteste scegliere di automatizzare una parte del processo di scrittura di un vostro romanzo a che cosa pensereste? A un software che genera l'idea iniziale? Oppure che, data la suddetta, aiuta a sviluppare la trama? O, ancora, che compie l'editing sulla prima stesura? Siamo curiosi...

lunedì 27 febbraio 2012

Di nuovo, perché si scrive?

Torniamo su un tema più volte affrontato: perché scrivere? Dopo le voci di Pasolini, Saramago e Baricco lo facciamo questa volta in maniera più spensierata e meno sofisticata citando la scena di Vengo a prenderti nella quale lo scrittore affermato (Harvey Keitel) stimola alla riflessione quello esordiente (Joshua Jackson) e di conseguenza tutti i lettori di questo blog.
Il film di per sé è bruttino, NdR...


lunedì 6 febbraio 2012

Scrivere una sceneggiatura


Non solo di romanzi vive l'autore emergente: si esordisce volentieri anche nella scrittura drammatica (a patto di avere imparato come si fa). Tralasciando i rudimenti del mestiere, sui quali non abbiamo le competenze per discutere, segnaliamo uno strumento interessante tra i software gratuiti che possono dare una mano in proposito: Celtx. Lo ha testato per noi un assiduo lettore del blog, regista indipendente.

«Il programma consente di affrontare comodamente la scrittura teatrale, cinematografica, persino il radiodramma, poiché impagina automaticamente e permette l’utilizzo di funzioni che facilitano non poco la stesura dei testi.
La grande comodità, in base alla mia esperienza, riguarda soprattutto la sceneggiatura cinematografica. L’impaginazione usata (che è possibile poi salvare in pdf) è quella americana, ormai consolidata per molti sceneggiatori; la pagina di lavoro riporta tutte le sequenze utili alla scrittura: dall’intestazione scena a personaggio, dialogo, transizione, inquadratura.
Inoltre un riquadro alla sinistra numera automaticamente le scene scritte e permette quindi una consultazione rapida: una volta che, stesa una sequenza, si ha la necessità di tornare a lavorare su di essa è sufficiente cliccare sul numero corrispondente, evitando così di ripercorre ogni volta la sceneggiatura alla ricerca del brano.
In basso poi vi è un’ulteriore voce che è di grande aiuto, lo spoglio della sceneggiatura; questa permette la ricerca, e la collocazione nelle rispettive scene, di tutti gli elementi che compongono il lavoro. Vi possiamo trovare elencate voci come dialoghi, personaggi, inquadrature eccetera ed è davvero una manna per chi affronta un testo cinematografico. Se ad esempio, giunto alla sequenza 80, non mi ricordo più in quale scena compare per la prima volta un personaggio minore, cliccando su spoglio della sceneggiatura e poi su personaggi il programma selezionerà immediatamente le scene in cui quello compare.
Un film esiste sullo schermo, non sulla pagina. La sceneggiatura ben scritta è utile in quanto rassicurante; ma non può prevedere tutto, e soprattutto viene reinventata. Una tecnologia che faciliti il lavoro di stesura quindi non può che essere ben accolta.»

lunedì 2 gennaio 2012

Scrivere o raccontare?


«E a quelli che alla fine gli chiedevano
con gli occhi lustri per la commozione,
dopo un'ora o anche due di ascolto,
per che motivo non l'avesse scritta
quella storia che ci mangiava l'anima,
rispondeva così: “Perché narrarla ad alta voce è molto bello.
Scrivere è cosa fredda, senza cuore,
un miserabile atto di notai,
il che va detto,” spiegava, “con tutto il rispetto per la categoria”.»
(Paolo Rumiz, La cotogna di Istanbul)

La linea fra la parola scritta e quella narrata dalla voce umana può essere sottilissima o viceversa estremamente marcata. Ci sono, in effetti, libri che si leggono con gli occhi e libri che si "leggono nella testa", che risuonano dentro con un andamento tutto particolare, quasi teatrale: una scelta stilistica, ma anche il risultato di una padronanza perfetta del ritmo narrativo.
Riflettendo sulla questione vien voglia di rileggere ogni cosa che si sia scritta per verificare se scorre rapida e scattante, trasmettendo al lettore il suo contenuto quasi senza filtro, oppure se "suona", se resta nella mente anche sotto forma di parole: un esercizio che può essere utile a tutti, indipendentemente dal tipo di scrittura che si decide di adottare, o che riesce più congeniale...