giovedì 8 gennaio 2009

Antologia = pubblicazione?

Una tendenza che trova le radici agli albori della cultura assume oggi il ruolo di strumento per lanciare i nuovi autori verso il pubblico. Forse.

I racconti, si sa, non vendono. Le poesia non ne parliamo. Ma se invece di costruire una raccolta di scritti di un unico autore si decide di mettere insieme un florilegio di inediti di autori diversi, una selezione di scrittori emergenti?

Questo "trucco" a volte può rivelarsi vincente: come al solito bisogna affidarsi a una casa editrice e, ancor prima, a un editor, tuttavia è senz'altro più facile che l'editore pubblichi un'antologia miscellanea, verosimilmente tematica, piuttosto che una sorta di monografia di uno sconosciuto che magari, ai suoi occhi, ha affastellato raccontini brevi perché un romanzo intero proprio non gli riesce.

Come si fa a farsi pubblicare un racconto o una poesia in un'antologia?

Oltre a proporre i propri lavori e sperare che agli editori venga l'idea di mescolarli a quelli di altri, è possibile sfruttare un sistema più efficace: partecipare a tutti i concorsi che garantiscono al vincitore, o ai primi classificati, un posto in una pubblicazione collettiva. Attenzione: non sempre questa garanzia è gratuita, ma la scelta in questo caso spetta solo al punto di vista dell'interessato.

Nulla vieta però, preferibilmente sotto la guida di un esperto, di ideare una proposta di antologia e presentarla già confezionata a una casa editrice (consultate l'elenco qui). Se si riesce a fare un buon lavoro, ad avere l'intuizione giusta, si potrebbe far breccia nel cuore della linea editoriale. Unico rischio è urtare la suscettibilità del direttore editoriale.
Già, perché nella maggior parte dei casi l'idea portante di una raccolta è naturalmente dell'editore, che spesso prima elabora un filo conduttore (di genere, geografico, cronologico, stilistico...), poi raccoglie o commissiona il materiale che gli serve attingendo dove meglio ritiene, oppure affida a un curatore il compito di farlo per lui.

Ne parla in termini molto schietti Carla Benedetti su «L'Espresso»:

«[L'antologia a tema] rende più forte il ruolo del curatore: che non solo seleziona, ma stabilisce di cosa debbano parlare gli autori. Dà il tema, gli scrittori lo svolgono. [...] Ovviamente le antologie a tema sono più che legittime, e spesso interessanti, a volte con racconti belli, sorprendenti. Ma [...] non era mai successo prima che tanti scrittori partecipassero a tante iniziative collettive eterodirette. Se lo si guarda da questa prospettiva straniante, quello che si vede è sbalorditivo: una coltura di scrittori da cui ricavare racconti, una batteria di soldatini.»

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Confermo che nella maggior parte dei casi i racconti non vendono (ma Faletti con il suo ultimo è riuscito a vendere)... ma perchè le antologie con più autori dovrebbero riuscire a vendere di più? Spesso le case editrici utilizzano le antologie a più mani per attirare autori chiedendogli un investimento inferiore singolo per pubblicare. C'è poi da considerare il maggior lavoro da parte dell'editore che, se fa un lavoro serio, deve rapportarsi per editing e promozione con più di 10 soggetti diversi non sempre comprensivi... l'argomento è spinoso ;)

Correzionebozze.it ha detto...

Sì, a volte l'antologia è un trucco per pubblicare un volume con il contributo degli autori; altre volte si tratta di una sincera intuizione (più o meno efficace) in base alla quale, per esempio, un volumetto dall'ipotetico sottotitolo "Racconti di donne del Sud America" in vetrina l'8 marzo venderà di più della raccolta di una sconosciuta scrittrice sudamericana uscita in luglio. Ciò detto, vorrei citare a titolo personale un'antologia secondo me riuscita e molto gradevole: Vedi Cuba e poi muori, uscita nel 2000 per Feltrinelli.

Simone ha detto...

A me in genere non piacciono le antologie, come in genere non piacciono i racconti. Mi sembra più un giocare a fare lo scrittore che altro, e dubito fortemente che certi raccolte vendano qualche copia anche al di fuori del "giro" dei vari autori con parenti e amici vari.

Insomma non sono proprio tanto positivo temo, mi dispiace ^^.

Simone

Anonimo ha detto...

A me invece piace (anche) leggere racconti, e ho la speranza che le antologie miscellanee stimolino il lettore a cercare e comprare altre opere degli autori che ha trovato più validi, e il critico o l'editore a interessarsi a questi ultimi...