giovedì 30 aprile 2009

Correzione bozze: le FAQ

Il correttore di bozze (o l’editor) è in parte simile all’adepto di una setta: scrive per simboli e segni, usa vocaboli oscuri, conserva gelosamente i suoi segreti... e non sempre è bravo a spiegare agli scrittori il meccanismo, il significato e il valore del suo lavoro.
Ecco un vademecum semiserio per entrare in contatto con il mondo dei redattori.

“Ho scritto un romanzo e vorrei sapere se secondo lei mi serve una correzione di bozze”
Un inedito, qualunque sia il suo valore letterario, dovrebbe sempre essere sottoposto almeno a una correzione bozze. Perché? Perché questa operazione garantisce al testo il requisito minimo indispensabile per la presentazione a una casa editrice: la correttezza ortografica e grammaticale.

“È un saggio, però è pieno di citazioni (/indirizzi/numeri...), quelle sono già a posto”
Le citazioni, i numeri, gli indirizzi ecc. non sono un extra rispetto al testo, ne sono parte integrante: anche ammesso che siano stati digitati senza il minimo errore, che la fonte sia stata citata sempre, in maniera completa e uniforme, che la posizione delle virgolette sia ineccepibile… per esserne certo prima il correttore deve leggerli (e quindi inserire il conteggio totale delle battute nel preventivo).

“Vorrei una valutazione, ma per la correzione bozze ci pensa mia moglie che è brava a trovare gli errori”
È difficile immaginarlo dall’esterno, ma l’allenamento alla ricerca del refuso che un correttore di bozze ha sviluppato non è paragonabile all’attenzione che qualunque persona, pur con le migliori intenzioni, può applicare alla lettura di un testo.

“Ma i miei amici il libro l’hanno letto in un pomeriggio, perché ci vuole un mese per un editing?”
Perché gli amici hanno letto la trama, un editor leggerà la scrittura. Perché loro lo hanno trovato appassionante, e l’editor dovrà renderlo anche corretto, gradevole, fluido. O magari perché loro lo hanno trovato terribilmente noioso, e l’editor dovrà capire perché e, in accordo con l’autore, porvi rimedio. O perché loro avevano poco tempo e poca voglia, mentre l’editor sarà pagato per dedicarvi la massima attenzione. Purtroppo in questo mestiere la regola secondo la quale per fare le cose bene ci vuole tempo è impossibile da aggirare.

“Sa, io scrivo per me, non mi interessa pubblicare… non vorrei spendere troppo”
Bugia, bugia… Se l’esperienza ci soccorre, nessuno che scriva per sé chiede una correzione di bozze. La segreta speranza di pubblicare un libro coglie tutti, prima o poi: una ragione in più per assicurarsi un lavoro ben fatto!

“Perché ha cambiato questo aggettivo? A me piaceva di più prima!”
Inutile dire che l’obiezione, posta così, è ineccepibile. Se avete dei dubbi chiedete spiegazioni: il revisore deve essere in grado di ricostruire e giustificare i propri interventi. Ma non dimenticate di essere gentili: instaurare un rapporto di rilassata collaborazione è un ingrediente non secondario per ottenere un buon risultato.

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