lunedì 31 agosto 2009

L'editing appiattisce i libri? Un punto di vista dall'interno

«I libri di oggi sembrano scritti tutti dalla stessa persona.» L’ho sentito dire più di una volta, e curiosamente ho raccolto spiegazioni di segno opposto: «Tutta colpa degli editor, che appiattiscono il testo» o viceversa «Non ci sono più gli editor di una volta!».
Proviamo a riflettere sulla questione.

Innanzitutto, che cosa fa un editor? Raccoglie un testo che l’editore ha scelto di pubblicare, lo esamina e – sulla base della sua competenza e di eventuali indicazioni dall’alto – opera una revisione più o meno profonda che coinvolge lo stile, il taglio, l’adattabilità al mercato e in certi casi persino la trama.

Punto primo: questa operazione è davvero necessaria? In linea di principio sì: i volumi (specie i romanzi) che giungono in una casa editrice in una veste tanto pulita, gradevole e valida da poter idealmente essere pubblicati senza alcun intervento sono estremamente rari. Anche un ottimo autore faticherebbe a rivedere efficacemente la propria opera da solo, e senz’altro avrebbe difficoltà a decidere su questioni di vendibilità senza un confronto con un esperto.
Se l’autore che ha conquistato un posto in catalogo, poi, non è ottimo e nemmeno discreto, la necessità di una revisione diventa incontestabile.

Ecco che sorge allora il dubbio che il problema sia mal posto.
Forse non è vero che tutti i libri sembrano usciti dalla stessa penna – e onestamente non crediamo che sia così –: forse è una certa fascia di letteratura a essere effettivamente sempre più standardizzata, quantomeno a livello di forma. La letteratura da supermarket.

Nulla vieta di leggere con gusto un libro leggero e di poche pretese, ci mancherebbe altro. Ma se si pubblicano molte opere mediocri, solo perché dotate di prospettive di vendita interessanti, bisognerà cedere a un editing selvaggio e per forza di cose uniformante: è la stessa ragione per cui le merendine industriali hanno tutte lo stesso sapore, tanto diverso da quello delle torte della nonna. E ancora: è l’editing grossolano che “standardizza” i libri, oppure certi editori puntano volontariamente alla produzione di un certo numero di “libri standard”, costruiti su formule collaudate, per vendere di più?
Bisogna inoltre ricordare che molti dei volumi che escono in Italia sono traduzioni di pubblicazioni in altre lingue. Fatta eccezione per alcuni traduttori geniali, è ovvio che chi si occupa di rendere il testo nel nostro idioma lo stenderà in un italiano corretto e il più possibile fluente, ma non avrà le capacità di uno scrittore. In un caso di questo genere l’editor si troverà a intervenire sulla traduzione italiana di un testo già sottoposto a editing in patria. Il rischio che alla fine il risultato sia non solo piatto, ma anche lontano dalle intenzioni dell’autore è alto.
Frequente infine il caso dei ghost writer: sono molti i libri (biografie, interviste, libri-film, resoconti a quattro mani...) che non vengono realmente scritti dall’autore, ma messi insieme da un professionista sulla base di spunti di vario genere, per esempio registrazioni su nastro o appunti eterogenei. Se lo stesso ghost writer si occupa di cinque libri l’anno, è possibile che quei cinque si somiglino.

Aggiungiamo al tutto ritmi di lavoro accelerati e compensi spesso sproporzionatamente bassi. Trasformare un romanzetto americano mal scritto – pur con un’idea di fondo accattivante – in un best seller nel giro di una busta paga non è impresa facile. Se non vuol morir di fame, l’editor non potrà che riprodurre alla bell’e meglio una formula base, con buona pace di ripetizioni e frasi zoppicanti. Se il lettore se ne accorgerà, sarà solo dopo aver pagato il prezzo di copertina.

Ringraziamo Sef Società Editrice Fiorentina per aver ospitato il nostro contributo sul suo blog

2 commenti:

Umberta ha detto...

Ciao. E' interessante, questo post. Ho una domanda.
Faccio l'editor per docenti universitari (soprattutto economia e politica). Ho appena fatto una prova per una casa editrice letteraria, un breve testo. Mi è venuto un sospetto, che il post sembra confermare: avrei dovuto rimaneggiare il testo riscrivendo le parti inadeguate oppure aggiungendone? C'erano dei buchi logici impressionanti e due filoni che non andavano d'accordo. E' così? Non ho pensato di chiederlo prima e adesso mi vergogno un po'.
Grazie. Ciao, Umberta

Correzionebozze.it ha detto...

Cara Umberta, non so che tipo di approccio ti volesse l'editore, alcuni chiedono semplicemente di segnalare le incongruenze (specie nella saggistica). In assenza di indicazioni da parte del cliente, individuare il problema potrebbe bastare; indicarlo e risolverlo, specificando le ragioni delle proprie scelte, costituisce però un intervento più completo.