lunedì 21 giugno 2010

Scrivere un romanzo (in cento giorni?)

Parliamo oggi - come si direbbe a scuola - di Scrivere un romanzo in cento giorni, Marco Valerio Editore, 2009 (241 pagine, euro 15). L'autore è Morgan Palmas, scrive sul blog Sul Romanzo, scrive sull'omonima rivista on-line, scrive a tempo pieno perché ha deciso che... se si nasce precario tanto vale cercar di fare lo scrittore.

I contenuti fondamentali del volume sono apparsi anche sul blog collegato, ma noi il libro abbiamo voluto comprarlo, leggerlo matita alla mano e recensirlo per voi lettori.


Stando alla promessa del titolo, il testo dovrebbe aiutare gli autori esordienti o alle prime armi a sedersi di fronte a un tavolo e in cento giorni riuscire a mettere davvero insieme un romanzo.
E in effetti comincia parlando della motivazione, chiedendo al lettore di impegnarsi a scrivere, a qualunque costo, almeno una cartella e mezza al dì. E prosegue dando un'idea utile per impostare a monte la trama e i suoi potenziali sviluppi tramite una griglia che Palmas consiglia addirittura di disegnare su un foglio di carta (scripta manent).
Quello che segue rappresenta però in realtà non un percorso a tappe dall'incipit al finale, bensì un insieme di "lezioni", o meglio di argomenti di discussione legati a specifici temi.
Non, insomma, lezioni che "insegnano" a proseguire nel proprio romanzo, bensì spunti di riflessione che aiutano a ragionare su quel che si sta facendo: per citare qualche esempio, si discute sulla scelta del narratore onniscente o di quello interno, sul rapporto fra realtà e fantasia, sull'impostazione dei tempi verbali...
Alcuni capitoli, poi, hanno la forma di veri e propri esercizi di stile (come esprimere la frustrazione o l'eros, come raccontare l'amore...).

All'interno di questa compagine ci sono alcuni consigli che troviamo utili:
- osservare la realtà, le persone, vivere nel mondo se si vuol descriverlo;
- rileggere a voce alta quello che si è scritto;
- per imparare a correggere il proprio romanzo, fare allenamento provando con quelli degli altri;
- un suggerimento non scontato: rileggere le cartelle scritte fino a un dato momento facendo attenzione ogni volta a un singolo aspetto: uso molte ripetizioni? scelgo gli avverbi adeguati? come utilizzo i punti di domanda e quelli esclamativi? tutti i dialoghi che ho inserito hanno una ragion d'essere?

In definitiva, secondo noi la maniera migliore di "usare" questo romanzo non è, in effetti, quella di seguirlo passo passo per cento giorni: si rischierebbe di perdere il filo del proprio lavoro.
Meglio invece leggerlo tutto prima di cominciare, riflettere sugli spunti dati, farne esperimento e, se alla fine si ha la percezione che la propria scrittura e la propria forza di volontà ne abbiano tratto vantaggio, cominciare a scrivere. Magari una cartella e mezza al dì.

"Non apprenderete il senso del romanzo in Dostoevskij o Musil, neppure la psicologia dei personaggi di Svevo o Proust, le cento lezioni vi indicheranno qual è il senso del romanzo per voi, come intendete i dialoghi, quale rapporto avete con le descrizioni [...] Imparerete a gestire il tempo e a generare la disciplina, a evitare gli errori tipici di chi si accinge alla scrittura e a rapportarvi alla parola scritta in modo costruttivo, non condizionati da un illusorio fascino che dura al massimo pochi giorni."

Nessun commento: