mercoledì 7 luglio 2010

Voglio scrivere

«Lo scrittore più svantaggiato è quello il cui senso del linguaggio sembra incorreggibilmente deviato. L'esempio più ovvio è lo scrittore che non riesce a muovere un passo senza servirsi di frasi tipo "con un lampo di felicità negli occhi", o "la deliziosa coppia di gemelli", o "l'eco della sua sonora risata": espressioni prive di vita, emozioni meccaniche, da zombie, di uno scrittore che nella vita quotidiana non prova alcuna sensazione o comunque non crede a ciò che sente in misura sufficiente da cercare di definirlo con parole proprie, e che quindi preferisce ripiegare su "ella soffocò un singhiozzo", "un sorriso amichevole all'angolo della bocca", "inarcando il sopracciglio in quel suo tipico modo interrogativo", "un lieve sorriso le piegava il labbro", "il volto incorniciato da riccioli ramati".
Il problema è che non si tratta solo di cliché (logori, abusati) ma che questo linguaggio è sintomatico di uno sfondo psicologico che conduce all'atrofia.»
(John Gardner)


Questa caustica osservazione è raccolta, insieme a molte altre, in un libretto edito da Omero e intitolato Voglio scrivere! (135 big mi dicono come): una sorta di citazionario organizzato secondo piccoli temi (in questo caso Mi serve uno stile) che contiene, appunto, 135 brevi riflessioni di grandi autori intorno al tema dello scrivere. Da Stephen King a Virginia Woolf passando per Orazio e Pirandello, tanti spunti alcuni dei quali davvero illuminanti per gli autori esordienti.

Nessun commento: