mercoledì 1 settembre 2010

Un editor scrittore?

Conversando con alcuni colleghi abbiamo sollevato una domanda che ha scatenato risposte complesse e articolate: un buon editor dovrebbe essere anche un bravo scrittore? O meglio: per essere un editor valido è necessario o almeno consigliabile essere un altrettanto valido autore?


Ci farebbe piacere conoscere l'opinione dei lettori, che stando dalla parte opposta della metaforica barricata possono avere della questione una visione interessante. Largo spazio alla discussione, dunque, nei commenti oppure, se preferite, sulla pagina Facebook.

Al momento la maggioranza dei colleghi si è espressa per il no: in quest'ottica paradossalmente chi deve perfezionare un testo scritto deve sapere come un testo dovrebbe essere costruito piuttosto che saperne costruire uno. Differenza sottile, ma significativa. Questo perché è bene che l'editor, se pur non privo, com'è naturale, di un gusto letterario personale, non abbia un suo stile, delle tipicità, delle idiosincrasie legate alla scrittura. Dovrebbe essere un non-autore, un autore al negativo, un alter ego dello scrittore. Non dovrebbe trovare, soprattutto, appigli per identificarsi con lo scrittore, per intuire le sue difficoltà e passioni, per solidarizzare con lui o viceversa per sviluppare un'avversione, un atteggiamento giudicante o una sorta di competizione. Meglio un'alleanza, una simbiosi fra due specie compatibili ma diverse.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Qui qualcuno si è espresso in proposito: http://laveraeditoria.splinder.com/post/23508323/da-dove-cominciare