lunedì 21 marzo 2011

Scrivere racconti per diventare romanzieri?

Ecco un tema sul quale i nuovi autori si trovano spesso a dibattere: il racconto, come forma narrativa, può essere considerato "l'anticamera" del romanzo?

In altre parole, è vero che per diventare buoni romanzieri è consigliabile allenarsi dapprima scrivendo racconti, e solo quando ci si sente sicuri in questa formula breve lanciarsi verso storie di maggior respiro?

In una certa ottica questa ipotesi appare sensata: come a scuola apprendiamo prima a scrivere componimenti di un paio di righe, poi passiamo al tema, quindi alla tesi di laurea, così si potrebbe pensare di sperimentare "in piccolo" le proprie capacità nel costruire una trama e nello sviluppare uno stile, e testare la risposta dei lettori e degli esperti.
Non è infrequente, poi, che un romanzo derivi dallo sviluppo di quello che era inizialmente un racconto, magari anche già pubblicato (benché pubblicare racconti sia quasi più difficile che pubblicare romanzi).
C'è però chi si sente a disagio più nelle forme "corte" che in quelle prive di limiti, forse perché ha bisogno di scrivere molto prima di limare, tagliare, ridurre.
In attesa delle vostre considerazioni, vi lasciamo una riflessione che in proposito fece Raymond Carver:

La maggior parte delle volte il primo romanzo di uno scrittore non viene neanche pubblicato, perché di solito non funziona. Di solito. Ma ci sono anche eccezioni - per esempio il primo libro di Thomas Mann. Secondo me, non è che scrivere racconti deve necessariamente rappresentare una specie di gradino per poi passare a scrivere romanzi, però mi pare sia un buon punto di partenza per un prosatore, perché è così che s'impara l'uso della lingua.

4 commenti:

Giulia ha detto...

Credo che il tutto sia una questione soggettiva. Per esempio, io mi trovo molto meglio a scrivere romanzi, piuttosto che racconti, perché tendo per mia natura ad approfondire qualsiasi cosa (es. carattere dei personaggi, riflessioni, ecc.) e faccio fatica a concludere tutto in poche cartelle...

Arturo Robertazzi ha detto...

Beh... la mia esperienza è la seguente.

Cominciai a scrivere racconti, anche molto brevi, a volte sperimentali, ermetici, di fantascienza persino. Scrivevo come fosse una continua ricerca delle mie capacità, dei miei limiti, della mia forza di volontà.
Poi scrissi un racconto medio lungo, la "fotografia", si chiamava. Era un racconto, ma in sé conteneva tutti gli elementi di un romanzo, un romanzo in miniatura.

A questo punto, preso coraggio, mi cimentai nel romanzo vero e proprio. Il primo lo scartai: non "funzionava", per dirla alla Carver. Il secondo, invece, mi parve migliore. E decisi di puntare su quello. Ad anni di distanza, ZAGREB è ora in pubblicazione. (A maggio in uscita con Aìsara)...

PrecariaMamma ha detto...

secondo me si tratta di forme narrative completamente diverse. Anzi, di forme di espressione artistica completemente diverse. Il romanziere è per me come un direttore d'orchestra, mentre un autore di racconti è un solista, magari un primo violino. Non si tratta di una differenza quantitativa. Dubito che ci si possa "allenare" al romanzo, se non si ha in qualche modo un talento "corale"... E sono pochi quelli che riescono a usare magnificamente sia la forma racconto sia la forma romanzo.

Mik Giuriola ha detto...

Scrivere racconti per diventare romanziere è come dire che ci si allena nei 1500 metri per fare la maratona. Io scrivo per il teatro, mal che vada divento drammaturgo.