lunedì 17 ottobre 2011

Vendere il proprio libro


Spulciando nella library del nostro lettore di e-book abbiamo recuperato una piccola pubblicazione che avevamo acquistato e dimenticato. Si tratta di Vendere il tuo libro con successo, breve volumetto elettronico curato da Stephen Brown per 40k.



Una lettura che, a nostro avviso, lascia parecchio amaro in bocca. L'autore parte sostanzialmente dalla constatazione che numerosi scrittori divenuti celebri (leggi: che hanno venduto in vita milioni di copie) provengono dal mondo della pubblicità e del marketing.
L'idea di fondo è che, se si vuole che il proprio romanzo la spunti sul mercato, non si deve aver ribrezzo del denaro e dei mezzi che servono per possederlo. Su questo, ognuno in coscienza conosce le proprie reali aspirazioni e sa distinguere fra il desiderio di scrivere un buon libro e venderne tante copie oppure il desiderio di vendere tante copie indipendentemente da ciò che c'è sotto la copertina. Lo scopo di Brown naturalmente non è però tenere una lezione di etica professionale né di letteratura, bensì di marketing editoriale, perciò concediamogli di arrivare al punto.

"Che vi piaccia o no - ci dice - gli autori sono brand. Libri di grandi brand come Stephen King, Barbara Taylor Bradford e Dan Brown vengono comprati principalmente grazie alla forza dei loro nomi, della loro immagine, della loro aura. [...] Come si diventa un grande marchio, dunque?"

Eccolo, il punto: per vendere tante copie bisogna essere dei buoni venditori di se stessi, al punto da diventare, da impersonare l'equivalente di ciò che MacDonalds è rispetto ai panini con l'hamburger. Ci aspetteremmo dunque dettagliate istruzioni per raggiungere questo obiettivo. Istruzioni che si possono però riassumere sostanzialmente in tre banalissimi elementi. Per vendere tante copie bisogna:
- avere una buona copertina (somma di buona grafica e buon titolo);
- fruire di una buona distribuzione (grande editore = migliore distribuzione);
- gestire, anche da soli, la cosiddetta "amplificazione del marketing": suscitare una vivace discussione intorno al proprio libro e alla propria persona attraverso tutti i canali possibili, inclusi scandali, stranezze e presenzialismo mediatico (da Facebook alla Tv). Se si hanno le tette, meglio.
Nessuno qui vuol sostenere che il lavoro di scrittore debba essere avulso dal guadagno, ci mancherebbe. Forse però la gente ha diritto di aspettarsi da un libro qualcosa di diverso da ciò che si aspetta da un panino con l'hamburger...

1 commento:

Guido Mazzolini ha detto...

vero. un buon libro non basta.
Io, come l'immenso Chesterton, tendo a dividere i libri in due categorie, scritti bene o scritti male.
Il numero di copie non mi tocca... i miei libri non vendono un granché.. Molteplici cause.
Ciao.