lunedì 2 gennaio 2012

Scrivere o raccontare?


«E a quelli che alla fine gli chiedevano
con gli occhi lustri per la commozione,
dopo un'ora o anche due di ascolto,
per che motivo non l'avesse scritta
quella storia che ci mangiava l'anima,
rispondeva così: “Perché narrarla ad alta voce è molto bello.
Scrivere è cosa fredda, senza cuore,
un miserabile atto di notai,
il che va detto,” spiegava, “con tutto il rispetto per la categoria”.»
(Paolo Rumiz, La cotogna di Istanbul)



La linea fra la parola scritta e quella narrata dalla voce umana può essere sottilissima o viceversa estremamente marcata. Ci sono, in effetti, libri che si leggono con gli occhi e libri che si "leggono nella testa", che risuonano dentro con un andamento tutto particolare, quasi teatrale: una scelta stilistica, ma anche il risultato di una padronanza perfetta del ritmo narrativo.
Riflettendo sulla questione vien voglia di rileggere ogni cosa che si sia scritta per verificare se scorre rapida e scattante, trasmettendo al lettore il suo contenuto quasi senza filtro, oppure se "suona", se resta nella mente anche sotto forma di parole: un esercizio che può essere utile a tutti, indipendentemente dal tipo di scrittura che si decide di adottare, o che riesce più congeniale...

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao sono un autore esordiente passeresti a trovarmi?
http://laterradiramadax.myblog.it/