lunedì 29 luglio 2013

Self publishing con Amazon: opportunità da usare con prudenza

Il colosso Amazon (insieme agli altri colossi, ovviamente) ha imposto degli standard. Da semplice store online ora sta contribuendo alla smaterializzazione dei prodotti, in particolare musica e libri viaggiano in tempo reale sulla rete e sono scaricati sui nostri tablet e sui nostri computer. Il prezzo competitivo e la facilità della transazione favoriscono un fenomeno che in Italia è ancora agli albori ma che è destinato inevitabilmente a crescere molto.

I lettori forti affezionati al libro cartaceo, della generazione che usa il cellulare solo per chiamare i numeri appuntati sul foglietto di carta infilato nella custodia, stanno già lasciando spazio ai nativi digitali i quali magari scaricano tanto e non leggono altrettanto. Eppure questi ultimi sono certamente sul punto di imprimere una decisa virata del mercato verso il formato elettronico.

In questo contesto il libro elettronico può essere un’opportunità anche per lo scrittore che cerca un canale di vendita, di promozione e ora anche di pubblicazione da gestire in autonomia e indirizzare in forma potenzialmente globale ai destinatari: Amazon, appunto, ha da poco reso accessibile anche in Italia il servizio Kdl (Kindle Direct Publishing). Si tratta di una piattaforma di autopubblicazione che permette di avere sul Kindle Store il proprio libro in 24 ore. Il prezzo lo decide l'autore (si va da 0,86 euro ad un massimo di 173,91), la piattaforma rende il testo accessibile ad una platea vastissima (170 nazioni) e il successo che il progetto sta avendo negli Usa - dove il 25% dei libri elettronici venduti arrivano proprio da Kdl - è notevole. Il testo elettronico poi può anche essere stampato con un altro servizio, CreateSpace, in sostanza una stampa on demand.

Tutto facile? Certamente diventa molto facile “vedere” il proprio libro pubblicato, o percepirlo come tale; il rischio è gettare la propria opera - magari senza un'adeguata revisione - in un magma indistinto di opere altrettanto indistinguibili. In definitiva il servizio di editing, il lavoro di selezione, supervisione, promozione dell’editore, quello di tutela e creazione del mercato dell’agente un senso ce l’hanno. La fisionomia dell'autore autopubblicante rischia di prendere la forma di un illuso che getta una goccia nell’oceano. Dunque?

Come sempre, anche in questo caso si dovrebbe separare lo strumento e la sua indubbia potenza dall’uso che se ne fa. Il Kdl è un possibile sostegno a chi non trova sbocchi nella stanchezza delle scelte spesso al ribasso o “sicure” di certa editoria tradizionale, e per chi ha il tempo e le competenze necessari a inserirsi in certi social letterari (e non) e promuoversi con frutto (Kdl dà fra l'altro margini potenziali di guadagno interessanti, del 70% circa).

Veniamo alla questione secondo noi più curiosa: il sistema ha tra i suoi punti di forza - così ne parla il sito ufficiale - la possibilità di rielaborare l’opera in qualsiasi momento. Non ci sono “edizioni”, si spinge quasi su una letteratura sempre in fieri con la concreta possibilità che chi scarica il lavoro oggi ne legga una versione completamente diversa di chi lo scarica tra un mese. Una chance interessante o una porta aperta verso l'approssimazione e la tentazione di conformare progressivamente la propria creazione a quanto va per la maggiore, nella speranza di venderla?

Probabilmente vale in questo caso una risposta ormai quasi proverbiale e adatta a parecchie domande: ciò che conta più di ogni altra cosa non è la forma, bensì il contenuto.

1 commento:

Enrico Teodorani ha detto...

Articolo interessante.