venerdì 17 ottobre 2014

Pubblicare un libro con il crowdfunding

Raccogliere fondi attraverso la rete per poter pubblicare un libro; in altre parole, pagarsi l'editor, il traduttore (quando occorre), la grafica, la stampa, la promozione e la distribuzione del proprio romanzo, scavalcando il meccanismo tradizionale di selezione "dall'alto", avvalendosi invece del gradimento di pubblico per meritare l'ambita pubblicazione.
È il principio del crowdfunding online, una realtà relativamente recente, utilizzata da diversi autori (soprattutto all'estero) e in differenti settori artistici con risultati talvolta eclatanti.



Le formule possibili sono varie: a chi finanzia il progetto può essere garantita, per esempio, una copia dell'opera (succede spesso nel caso di film e documentari), uno sconto, una menzione nei ringraziamenti, la partecipazione a un evento collegato...

Il Giornale della libreria ha pubblicato qualche giorno fa un breve ma interessante post sull'argomento ampliando il discorso al concetto di crowdediting: i lettori danno una mano allo scrittore, in tempo reale, lasciando feedback, suggerendo correzioni, segnalando incongruenze nel libro già durante la fase di stesura. Prima che editori e piattaforme ufficiali lo sperimentassero, ci è capitato di vederlo fare spontaneamente in portali e forum dedicati agli autori emergenti, o su Facebook. Un'idea interessante, forse rischiosa (nella misura in cui non c'è grande certezza sull'attenzione, l'esperienza e la professionalità dei volontari che si dedicherebbero alle revisioni) ma certo stimolante nella sua dimensione interattiva.

Per chi volesse saperne di più, ecco un sintetico elenco di piattaforme già attive che consentono proprio di organizzare una raccolta fondi allo scopo di rendere concreti progetti di natura artistica e culturale, finanziati da comuni individui che trovino interessante il progetto.

La famosa Kickstarter non pare essere presa d'assalto per i libri, ma conta numerosi iscritti e visitatori su cui contare.
IndieGogo, in inglese, ha una sezione dedicata alla scrittura (questa). Il vantaggio in questo caso è che i fondi possono essere utilizzati anche se il tetto massimo previsto non viene raggiunto.
Eppela trattiene - come più o meno tutte - il 5% sul denaro raccolto, che viene incassato se l'obiettivo è raggiunto. Ha un ramo dedicato a libri e fumetti.
La più longeva in Italia è Produzioni dal basso, e per alcune tipologie di raccolta fondi non trattiene alcuna percentuale sul ricavato.
Starteed è forse la più votata verso progetti in formula di pre-ordine e di vendita e-commerce. I costi, il sistema di pagamento e il meccanismo ci sono sembrati però meno immediati da comprendere e forse più calzanti per progetti di natura imprenditoriale.
Più semplice e molto chiara sulle procedure è Ulule, che per esempio si prende la briga di segnalare che al 5% di trattenute va poi sommato il 3% di tasse.
Molto interessante l'esperimento di Pubblicobene, dedicato specificamente al giornalismo e indirizzato a raccogliere fondi per finanziare inchieste e progetti attinenti a questa forma di scrittura.

Invitiamo i lettori a segnalare altre realtà simili che possano essere d'aiuto agli scrittori emergenti!

2 commenti:

Patalice ha detto...

sinceramente non avevo mai preso in considerazione l'idea di poter pubblicare con "l'aiuto del pubblico" e non pensavo si potesse davvero prendere in considerazione il fatto di farlo...
certo, potrebbe andar bene, ad esempio, per i blogger che godono di ampio pubblico...
tutto sommato... potrei anche approfittarne

Anonimo ha detto...

Ho letto i una manifestazione fatta per incoraggiare e stimolare le giovani menti che amano scrivere http://www.ultimenotizie.net/news/ascuoladinewsit-tiziano-motti-giovani-grazie-we-write-2014-0074873.html