mercoledì 28 settembre 2016

Scrivere un romanzo: attenzione alle incongruenze

Nel nostro lavoro come editor e correttori, noi di Correzionebozze.it  come tutti i colleghi del mestiere  abbiamo sviluppato per la revisione dei romanzi un metodo di intervento che, pur differente secondo il redattore e la singola opera, presuppone l'attenzione ad alcuni elementi fissi imprescindibili. Uno di essi è la ricerca di eventuali incongruenze narrative, ossia elementi della trama che, per così dire, si contraddicono l'un l'altro.

Tutti possono cadere in una svista logica raccontando una storia per iscritto, specie se la vicenda è lunga e complessa. Lo scrittore, prima di affidarsi (se lo desidera) a un editor, può prevenire il problema cercando di sviluppare un atteggiamento da detective: sia in fieri, sia a romanzo concluso sarebbe bene rileggere una volta il testo concentrandosi solo sull'aspetto della coerenza, quella su grande scala ma anche quella delle piccole cose.
Le incongruenze più difficili da identificare sono in effetti quelle nascoste nei dettagli. Per esempio, se Mario descrive Andrea come un amico cui si può raccontare tutto e cui lui stesso confida sovente i propri guai, non si dovrà leggere 20 pagine dopo che, parlando con Andrea, Mario aveva l’impressione di aprirgli il proprio cuore per la prima volta.
La logica delle azioni tende poi spesso le sue trappole all'autore esordiente come a quello navigato, specie in contesti che si discostino un po' dalla norma come nel caso di fantasy, horror, letteratura di spionaggio e d'avventura. Se l’eroe perde il coltello nella lotta con il cattivo non può aprirsi una scatoletta di tonno con il coltello un’ora dopo, per quanto l’idea paia accattivante (oltre tutto, da quale anno le scatolette di tonno sono munite di linguetta?). E, già che ci siamo, non può nemmeno verosimilmente entrare in un bar a ordinare un whisky, se l’autore lo ha lasciato, al termine della rissa, coperto di sangue: in un mondo dotato di logica il barista chiamerebbe il 112 (o il 911? Attenzione al contesto!). Meglio dare almeno il tempo al protagonista di sciacquarsi a una fontanella o coprire la camicia macchiata con la giacca. Un momento, la giacca da dove salta fuori? Ce l’aveva, prima di fare a botte? E via dicendo.
Il rovescio di questa medaglia non è meno insidioso: si può correre il rischio di descrivere ogni particolare del personaggio e delle sue azioni e voler chiarire tutto ciò che il lettore, invece, potrebbe immaginarsi da solo. Il risultato potrebbe risultare inattaccabile sul piano logico, ma terribile sul piano stilistico. L'insieme deve essere coerente ma non ridondante e lasciare alla mente di chi legge lo spazio per riempire autonomamente il non detto. Altro problema correlato e abbastanza classico è una sorta di “coerenza superflua” in cui le situazioni simili si somigliano in effetti tutte: accade quando l’autore tende a rappresentare più o meno nello stesso modo tutte le scene d’amore (o tutti i dialoghi che precedono una rissa, o tutti gli scambi di battute fra colleghi al distretto, eccetera). Anche in questo caso, la trama suonerà "corretta" ma certo non appassionante.
Per strutture complicate e storie ricche di personaggi minori è buona abitudine tenere una sorta di "diario" in cui si indicano, per esempio, il punto esatto del testo in cui ciascun individuo compare per la prima volta, incontra altri personaggi, muore. Un aiuto può venire senz'altro da programmi e app di scrittura e sceneggiatura come quelli indicati qui, qui e qui.  

Nessun commento: