lunedì 12 dicembre 2016

Scrivere è fantasia, leggere è immaginazione


Quando si scrive una storia d'invenzione si dà vita nella propria mente a un mondo fittizio estremamente complesso. Il desiderio che questo mondo, tutto intero, esattamente com'è raggiunga il lettore è comprensibile, ma può generare potenzialmente uno stile di scrittura pesante al limite del fastidioso.



Si pensi a un romanzo fantasy di ampio respiro: la fantasia dell'autore nell'ideare gli scenari deve essere assai fervida ma anche il lettore amante del genere ne è verosimilmente ben fornito, e la sua testa sarà probabilmente già piena di suggestioni, immagini, combinazioni di dettagli pronti ad attivarsi.
Il bello del gioco è quando l'autore riesce a fornire al lettore gli spunti essenziali per costruire da sé il quadro completo. Nella nostra esperienza come editor, invece, ci è spesso capitato di incappare in lunghe descrizioni dettagliatissime (dalla foggia degli abiti, ai colori delle pareti, alle forme curiose di suppellettili, armi, alimenti, acconciature e chi più ne ha più ne metta) che finiscono con il confondere chi legge, facendolo innervosire: le parole scritte contrastano con la visione che il suo cervello, spontaneamente e con rapidità estrema, aveva già generato da solo.
In questi casi lo scrittore, esordiente o navigato, deve in effetti fare una sorta di violenza alla sua creatività, costringendosi a esprimere, di quello che ha immaginato, solo l'essenziale che occorre per ricreare una suggestione paragonabile, ma non identica, nel lettore.
Un discorso simile si può fare per il tema erotico: la differenza fra raccontare tutto e comunicare efficacemente una sensazione coinvolgente si può paragonare alla distanza, sottile ma fondamentale, che corre fra un porno di seconda categoria e un film erotico riuscito. Inutile dire che il concetto è replicabile in ogni ambito, dal romanzo storico alla fiaba per bambini.

Difficile, forse presuntuoso etichettare come "errori" alcuni comportamenti tipici dell'autore alle prime esperienze: le tecniche e lo stile di scrittura sono cosa estremamente personale e molto di soggettivo c'è, necessariamente, anche in chi giudica l'opera in fieri. Potremmo dunque limitarci a dire che il "difetto di eccesso" (se ci perdonate il gioco di parole) può essere fisiologico nella prima stesura del romanzo anche di un professionista acclamato, ma dovrebbe scomparire attraverso le revisioni successive, che siano fatte in proprio o commissionate a un editor.
Un esercizio vincente per percorrere questa strada potrebbe consistere nel rileggere passaggi di romanzi che vi hanno affascinato e hanno risvegliato la vostra immaginazione, e verificare quanti dei dettagli che avete nella memoria erano stati effettivamente descritti in modo esplicito.

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